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Storia dei trapianti

Le origini.
Un'antica tradizione fa risalire la nascita dei trapianti al III secolo d.c., quando i Santi Cosma e Damiano sostituirono in modo miracoloso la gamba andata in cancrena del loro sacrestano con quella di un moro etiope deceduto poco prima.

La History scientifica dei trapianti inizia invece nel 1902, quando il chirurgo francese Alexis Carrel, premio Nobel per la medicina nel 1912, mise a punto la
Beato Angelico
"Il Miracolo del Trapianto"
Firenze, Museo di San Marco
tecnica di anastomosi vascolare, in grado
di suturare fra loro i vasi sanguigni.
Proprio grazie a questa tecnica innovativa messa a punto da Carrel, furono eseguiti i primi trapianti di rene da animali in pazienti con gravi insufficienze renali. Queste primitive esperienze dimostrarono, nonostante la brevità della ripresa funzionale degli organi trapiantati, la reale possibilità di sostituire un organo malato con un organo sano.

Sul campo.
Un ulteriore passo in avanti fu compiuto negli anni '40 quando, durante la seconda guerra mondiale, il dottor Peter Medawar tentò il trapianto di innesti cutanei in pazienti gravemente ustionati in occasione dei bombardamenti di Londra, scoprendo cosi le basi della "compatibilità biologica'.

II grosso problema che i chirurghi pionieri dei trapianti dovettero affrontare fu infatti il rigetto di origine immunologica, ovvero il rifiuto da parte dell'organismo ospite di tessuti e organi estranei. Non disponendo ancora di farmaci immunosoppressori efficaci, il rigetto risultava determinante per l'insuccesso del trapianto.

Lo sviluppo della ricerca portò al primo vero trapianto che venne effettuato a Boston, Stati Uniti, nel 1954: il chirurgo Murray eseguì un trapianto di rene da donatore vivente consanguineo e geneticamente identico al ricevente.

Le avanguardie.
II primo trapianto di fegato venne eseguito nel 1963 a Denver (USA) dal Dottor Starzl in un bambino di due anni. II primo trapianto di cuore fu effettuato nel 1967 in Sud Africa, a Città del Capo, dal Prof. Barnard.
Nonostante i notevoli progressi della ricerca e della tecnica chirurgica, i risultati dei trapianti di organi rimasero insoddisfacenti per quasi trent'anni. Non più del 30% dei pazienti sottoposti a questi interventi infatti sopravviveva più di un anno.

Fondamentale nello sviluppo della chirurgia dei trapianti fu la scoperta nel 1972 da parte di Jean Francois Borel, ricercatore della Sandoz a Basilea in Svizzera, di un nuovo farmaco immunosoppressore: la Ciclosporina. La Ciclosporina si dimostrò in grado di bloccare specificamente l'attività dei linfociti T, responsabili del rigetto, lasciando inalterate altre difese immunitarie importanti per la difesa dalle infezioni.
L'impiego clinico della Ciclosporina modificò radicalmente la possibilità di successo dei trapianti di rene, fegato e cuore portando le sopravvivenze post trapianto oltre il 70%.

I progressi.
Nel corso degli ultimi anni la ricerca ha fatto molti progressi.
Negli anni ottanta Starzl ha elaborato la teoria del microchimerismo (scambio di leucociti tra l'organo trapiantato e il ricevente), che è il presupposto per l'accettazione a lungo termine dell'organo da parte dell'ospite. Nello stesso periodo viene presentata anche la tecnica dello "split liver", ovvero dividere il fegato di un donatore in due porzioni: una, più piccola, che può essere utilizzata per trapiantare un ricevente pediatrico, l'altra, più grande, utilizzabile per trapiantare un ricevente adulto.
E ancora. Agli inizi degli anni novanta viene utilizzato clinicamente l'FK506, un nuovo farmaco immunosoppressivo che agisce con meccanismo simile alla Ciclosporina, ma consente di ottenere migliori risultati in termini di prevenzione del rigetto acuto.

Dagli inizi del 2000 si sta perfezionando la tecnica del trapianto di insule pancreatiche.
 

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