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Relazione del Dr. Regiane Aparecida Cavinato

Trapianto combinato di leucociti e rene dallo stesso donatore per indurre tolleranza.

Il trapianto rappresenta l'unica terapia per pazienti con insufficienza terminale a carico di vari organi come rene, fegato, cuore, etc.

I farmaci antirigetto oggi disponibili hanno permesso di migliorare notevolmente la sopravvivenza a breve termine dell'organo trapianto, ma loro azione non specifica sul sistema immunitario espone a lungo andare il paziente ad effetti collaterali indesiderati. Evitare la crisi di rigetto senza dover ricorrere all'utilizzo di farmaci immunosoppressori rappresenta oggi il principale scopo della ricerca nel campo dei trapianti.

Tale condizione, definita tolleranza immunologica, significa l'assenza di una reazione lesiva nei confronti dell'organo trapiantato senza che venga persa la capacità del sistema immunitario di difendere l'individuo da infezioni e dallo sviluppo di tumori. La mia attività di ricerca è stata finalizzata alla messa a punto e alla caratterizzazione di un modello di tolleranza al trapianto di rene. In tale modello l'esposizione del ricevente a cellule del donatore prima del trapianto ne modifica il sistema immunitario in maniera tale da evitare la crisi di rigetto. Nel nostro modello le cellule ottenute dei donatori vengono infuse nel ricevente 20 giorni prima del trapianto di rene in associazione con un breve trattamento con Ciclosporina, un farmaco immunosoppressore. Dal momento del trapianto in poi i riceventi non ricevono più nessun trattamento farmacologico.

Tra i vari tipi di cellule studiate, le cellule mononucleate del sangue si sono rivelate quelle più efficaci nel prolungare la sopravvivenza dell'organo trapiantato. Il potere di queste cellule di modificare il sistema immunitario del ricevente risiede nella loro capacità di raggiungere il timo, l'organo che ha il peculiare compito di insegnare all'organismo a distinguere ciò che è "proprio" da ciò che non lo è e ciò che è pericoloso da ciò che è innocuo. La presenza di cellule del donatore all'interno del timo dei riceventi determina una serie di eventi.

Dai nostri studi è emerso che la prima fase di questo processo di tolleranza si svolge appunto a livello del timo, dove le cellule del ricevente in grado di attaccare l'organo trapiantato vengono rese inattive. Quando queste cellule incontrano successivamente il rene, subiscono una ulteriore trasformazione che le rende cellule in grado di regolare la risposta di altri linfociti. Molti giorni dopo il trapianto queste cellule sono evidenziabili sia nel rene che nell'intero sistema immunitario.

Questo studio suggerisce che è possibile sfruttare i meccanismi naturali di tolleranza che hanno origine nel timo per indurre l'accettazione dell'organo trapiantato senza bisogno di terapia immunosoppressiva.





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