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Relazione della Dott.ssa Anna Tankiewicz

Durante l'anno trascorso presso l'Istituto di Ricerche Farmacologiche "Mario Negri" oggetto della mia ricerca è stato lo sviluppo di uno
studio volto a valutare l'impatto della farmacogenomica nel predire l'esposizione giornaliera a ciclosporina in pazienti sottoposti a trapianto di rene.

La ciclosporina è ancora oggi il farmaco immunosoppressore più importante per la prevenzione del rigetto dopo trapianto d'organo. Tuttavia l'utilizzo di questo farmaco è spesso associato alla comparsa di effetti collaterali molto gravi che, se non adeguatamente trattati, possono portare alla perdita dell'organo trapiantato o addirittura alla morte.

Nel corso degli ultimi anni sono state sviluppate diverse strategie nel tentativo di personalizzare l'esposizione a ciclosporina per ogni paziente. Nella pratica clinica attuale si misurano i livelli ematici del farmaco come guida alla scelta della dose ottimale; questo approccio però, presenta notevoli limitazioni.

La ricerca di strategie alternative o complementari agli approcci attuali è diventato ormai una necessità primaria.
Questa lacuna potrebbe essere colmata dall'avvento della genomica. Il completamento del genoma umano ha infatti determinato la nascita di nuovi campi di ricerca, tra cui la farmacogenomica, una scienza che studia come e se alterazioni ereditarie nel patrimonio genetico possano influenzare la risposta di ogni singolo individuo ad uno o più farmaci.

Per poter avviare uno progetto di farmacogenomica della ciclosporina, come primo approccio ho dovuto studiare quali potessero essere i geni principalmente coinvolti nel controllo del farmaco, dopo che questo è stato assunto dal paziente. Dopo aver eseguito una serie di ricerche bibliografiche utilizzando specifiche banche dati di natura biomedica, sono stati identificati almeno 3 geni le cui mutazioni (chiamate anche polimorfismi se presenti in almeno l'1% della popolazione) potevano alterare il metabolismo della ciclosporina.

Il primo gene, chiamato MDR-1 (dall'inglese Multi-Drug Resistance) codifica per la glicoproteina P, una proteina che si oppone all'ingresso di molti farmaci nei vari distretti del nostro organismo. Gli altri 2 geni codificano invece per enzimi, i citocromi, anch'essi coinvolti nella regolazione del metabolismo di tanti farmaci, tra cui la ciclosporina. I pazienti che presentano particolari alterazioni nei geni citati in precedenza potrebbero essere potenzialmente esposti ad una quantità eccessiva di ciclosporina, con aumentato rischio di sviluppare tossicità da farmaco.

Per poter verificare questa ipotesi, ho iniziato ad isolare il DNA da pazienti sottoposti a trapianto di rene, per poter studiare i geni di interesse. Il passo successivo ha riguardato la messa a punto di specifiche tecniche analitiche che permettono di identificare i possibili polimorfismi nei 3 geni coinvolti nella regolazione dell'esposizione alla ciclosporina, per poter caratterizzare tutti i pazienti in base al proprio profilo genetico. In contemporanea in questi pazienti sono stati misurati anche i livelli ematici di farmaco, per capire se l'approccio di tipo farmacogenomico potesse fornire informazioni aggiuntive rispetto alla semplice misura dei livelli di farmaco (studi farmacocinetici).

Attualmente abbiamo perfezionato nuove metodiche capaci di identificare i polimorfismi presenti nel gene MDR-1 e stiamo lavorando per ottimizzare le condizioni per lo studio degli altri 2 geni. I risultati preliminari dello studio sono incoraggianti: sembrano infatti dimostrare che la presenza di polimorfismi nel gene MDR-1 predice l'esposizione giornaliera a ciclosporina.

Il nostro progetto è però molto più ambizioso. In futuro vorremmo sviluppare tecniche capaci di identificare mutazioni nei geni che regolano l'attività di tutti i farmaci immunosoppressori presenti nella pratica clinica. Se realizzato, questo progetto permetterebbe, attraverso un semplice prelievo di sangue, di stabilire la terapia immunosoppressiva ottimale per ogni paziente ancora prima che questo sia trapiantato, quando cioè il paziente si trova in lista d'attesa per un organo disponibile. In questo modo si eviterebbe di esporre i pazienti a dosi eccessivamente elevate di farmaci che, come detto in precedenza, sono molto efficaci ma anche molto tossici.

Pubblicazioni prodotte durante l'anno di ricerca:
Cattaneo D, Tankiewitcz A, Merlini S, Perico N, Remuzzi G. "Pharmacogenomics of immunosuppressive agents: perspective for individualized therapy".
Personalized Therapy, in press 2004.



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