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Rapporto Attività Centro Ricerche
Trapianti - 2003.
Il Centro Ricerca Trapianti "Chiara Cucchi
De Alessandri e Gilberto Crespi", inaugurato il 2 luglio 2002
presso il Centro di Ricerche Cliniche per le Malattie Rare Aldo e
Cele Daccò (Ranica, Bergamo), è nato da una collaborazione
tra l'Associazione Ricerca Trapianti (ART) e l'Istituto di Ricerche
Farmacologiche Mario Negri.
I ricercatori che vi lavorano svolgono ricerca nell'ambito dell'immunologia
del trapianto e della farmacologia clinica dei farmaci antirigetto.
In questi due anni sono stati
avviati presso il Centro numerosi progetti di ricerca in ambito di
trapianto. Questi i risultati più importanti:
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Il modo per
insegnare all'organismo a riconoscere l'organo come se fosse
proprio così da eliminare, in futuro, la necessità
di farmaci antirigetto.
Il trapianto è il modo migliore
per sostituire la funzione di organi vitali (cuore, fegato,
rene, pancreas) quando le terapie mediche non sono state efficaci.
Però l'organo trapiantato tende ad essere rigettato dall'organismo
del ricevente che lo percepisce come "estraneo".
Per questo chi ha un organo trapiantato deve assumere per tutta
la vita farmaci antirigetto che sono efficaci, ma purtroppo
anche molto tossici.
I risultati delle nostre ricerche in campo di trapianto hanno
dimostrato che, almeno negli animali da laboratorio, è
possibile evitare la crisi di rigetto senza dover ricorrere
ai farmaci antirigetto. Tale condizione, definita tolleranza
immunologica, è stata ottenuta agendo sul sistema immune
del ricevente perché questo riconosca l'organo trapiantato
come se fosse proprio.
A tale proposito qualche anno fa avevamo scoperto che è
possibile insegnare all'organismo a tollerare l'organo trapiantato
se si trapiantavano nel timo del ricevente certe cellule del
donatore (globuli bianchi o cellule del midollo osseo). Successivamente
abbiamo dimostrato che certe cellule specializzate isolate dal
sangue del donatore, una volta infuse nella vena del ricevente,
possono trovare da sole la strada del timo ed indurre tolleranza
senza bisogno di essere iniettate direttamente nella ghiandola.
Questa scoperta renderà più facilmente applicabile
all'uomo questa strategia di tolleranza.
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Una via per aumentare
il numero di trapianti.
In tutto il mondo la carenza di donatori
rappresenta il limite principale all'attività di trapianto.
Per giunta la maggior parte dei possibili donatori sono anziani,
o hanno il diabete o la pressione alta, per cui i loro reni
vengono scartati perché da soli non sono considerati
adeguati alle esigenze del ricevente.
Se al microscopio questi reni non apparissero troppo danneggiati
se ne potrebbero però trapiantare due (anziché
uno come si è sempre fatto) nello stesso ricevente. Abbiamo
verificato questa possibilità in uno studio cui hanno
collaborato sei centri fra americani ed europei. Sono stati
eseguiti finora 25 interventi di doppio trapianto di reni "non-perfetti".
Di questi interventi 24 hanno avuto pieno successo ed in nessun
caso si sono avuti rigetti.
L'introduzione nella pratica clinica di questa nuova tecnica
è servita ad aumentare il numero di organi disponibili
e le possibilità di trapianto per molte migliaia di pazienti
la cui sopravvivenza è legata oggi solo alla macchina
di dialisi.
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Un modo per trasferire
geni negli organi solidi: la terapia genica.
Abbiamo portato a termine con successo
i primi studi sperimentali di trasferimento di materiale genetico
allo scopo di diminuire il pericolo di rigetto. Abbiamo per
prima cosa individuato delle proteine che bloccano il processo
di rigetto e abbiamo isolato i geni che le producono. Questi
geni sono stati trasferiti nel rene di animale donatore, utilizzando
come "veicolo" per il trasferimento un virus in cui
abbiamo appunto inserito i geni in questione. Il rene del donatore,
dopo il trattamento aveva acquisito la capacità di produrre
le proteine che proteggono dal rigetto. Quando questo rene è
stato trapiantato in un altro animale incompatibile non c'è
stato alcun rigetto e senza terapia immunosoppressiva.
In altre parole, questo trasferimento di geni ha "insegnato"
al rene del donatore a difendersi da solo dal rigetto. Prevediamo
che in futuro queste tecniche verranno impiegate in molti altri
campi di interesse, quali la cura delle glomerulonefriti, delle
malattie renali progressive e per impedire il rigetto del trapianto
di altri organi oltre al rene, come fegato, cuore, pancreas.
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Le cellule staminali per riparare
organi e tessuti.
L'insufficienza renale acuta è
una perdita improvvisa della funzione renale causata per esempio
da traumi, gravi infezioni, complicazioni di interventi chirurgici.
È una malattia molto grave, anche se è possibile
guarire completamente se il rene ha il tempo di rigenerarsi.
Abbiamo studiato un modello di insufficienza renale acuta nel
topo.
Per accelerare questa rigenerazione del tessuto renale abbiamo
usato delle cellule particolari, le cellule staminali mesenchimali,
che sono in grado di percepire il danno in un organo, di trasformarsi
nelle stesse cellule di quell'organo e sostituirsi a quelle
danneggiate.
Le cellule staminali di topo sono state iniettate in animali
in cui era stata provocata una forma di insufficienza renale
caratterizzata da un danno alle cellule tubulari, quelle cellule
responsabili di importanti funzioni del rene. Le cellule staminali
si sono localizzate nel rene danneggiato, si sono trasformate
in cellule renali e hanno favorito una rapida rigenerazione
dei tubuli renali ed il ripristino della funzione renale in
tempi molto più rapidi di quanto ci sarebbe voluto seguendo
il decorso naturale.
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I progetti che abbiamo avviato hanno permesso di
ottenere risultati importanti alcuni dei quali sono stati pubblicati
su prestigiose riviste scientifiche internazionali. Tutto questo è
stato possibile grazie al fondamentale sostegno dell'Associazione
Ricerca Trapianti e di tutti coloro che hanno offerto il loro generoso
contributo.
A tutti va la nostra profonda gratitudine.
Quanto finora realizzato è per noi uno stimolo a continuare
il nostro lavoro di ricerca fino ad arrivare a raggiungere il nostro
obiettivo finale che è quello di ottenere una sopravvivenza
indefinita dell'organo trapiantato senza bisogno di farmaci immunosoppressori.
Questo è quanto ci proponiamo
di realizzare nel prossimo futuro grazie all'aiuto e al sostegno di
coloro che continueranno ad avere fiducia in noi.
Trapianto di organi e di isole pancreatiche
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mettere
a punto la terapia cellulare per indurre tolleranza al trapianto,
modificando i geni di particolari cellule (si chiamano dendritiche)
coinvolte nell'avvio e nella regolazione delle risposte immunologica
e quindi del rigetto del trapianto;
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studiare
il modo di somministrare ai riceventi di un trapianto da donatore
vivente, delle cellule staminali del donatore con l'obiettivo
di ridurre al minimo le dosi di terapia immunosoppressiva e
aumentare la sopravvivenza dell'organo trapiantato;
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sviluppare
le tecniche di prelievo dal pancreas delle cellule delle isole
pancreatiche, quelle cheproducono l'insulina, e trovare il modo
di costruire intorno ad esse un involucro protettivo che consenta
di trapiantarle nei pazienti diabetici evitando il rigetto.
Il trapianto di isole pancreatiche potrebbe così diventare
un metodo più sicuro del trapianto dell'intero pancreas
per consentire ai pazienti con forme gravi di diabete di liberarsi
delle iniezioni di insulina;
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approfondire
le nostre conoscenze nella farmacogenomica, una nuova disciplina
della farmacologia che cerca di disegnare la terapia più
adatta ad ogni paziente sulla base delle sue caratteristiche
genetiche e di applicare questa nuova tecnica alla terapia del
rigetto del trapianto.
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ART è impegnata a raccogliere i fondi per finanziare
ulteriori progetti di ricerca. Anche
tu puoi aiutarci. |
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