| Approccio
farmacogenomico per predire l'esposizione giornaliera a ciclosporina
e outcome clinico in pazienti sottoposti a trapianto di rene.
Dario
Cattaneo, Sara
Baldelli, Simona
Merlini, Norberto
Perico, Marina
Noris, Sara
Bucchioni, Giuseppe
Remuzzi.
L'introduzione di ciclosporina (CsA) - il farmaco antirigetto
più utilizzato nella prevenzione del rigetto d'organo
- nella pratica clinica ha migliorato la sopravvivenza del
paziente dopo trapianto d'organo.
Tuttavia questo farmaco è caratterizzato da un indice
terapeutico ristretto, un assorbimento irregolare e una serie
di effetti collaterali gravi.
Data la notevole variabilità nei livelli ematici e
nella risposta clinica dopo assunzione di dosi fisse di CsA,
negli ultimi anni sono stati eseguiti molti studi per trovare
la dose ottimale di CsA che permettesse di minimizzare la
tossicità da farmaco con conseguente miglioramento
del rapporto rischio/beneficio.
In passato diversi Autori, ma non tutti, hanno dimostrato
una stretta correlazione tra parametri farmacocinetici di
CsA e outcome clinico. Oggi, nonostante oltre vent'anni di
utilizzo del farmaco nella pratica clinica, c'è ancora
notevole disaccordo su quale sia il modo migliore di utilizzare
CsA.
L'avvento dell'era genomica ha determinato la nascita di nuove
aree di ricerca tra cui la farmacogenomica, una scienza che
studia il legame tra la farmacologia e il patrimonio genetico
di ogni individuo.
La farmacogenomica si occupa dello studio delle differenze
genetiche ereditarie che possono influenzare la risposta ad
un dato farmaco (assorbimento, distribuzione, metabolismo
e bersaglio farmacologico). CsA viene metabolizzata dai sistemi
citocromiali CYP3A4 e CYP3A5, due famiglie di enzimi caratterizzati
da un'attività globale complementare.
Recentemente sono state scoperte varianti geniche in entrambi
gli enzimi, spesso associate ad una ridotta attività
metabolizzante.
Per questo motivo, lo screening alle ricerca di queste mutazioni
in soggetti sottoposti a trapianto d'organo e in terapia con
CsA, potrebbe essere estremamente importante nel predirre
l'esposizione al farmaco.
La disponibilità di CsA dopo somministrazione orale
può essere influenzata anche dalla glicoproteina P
(P-gp), una proteina prodotta dal gene MDR1.
Questa proteina funziona da pompa di efflusso in grado di
rimuovere molecole lipofile come CsA dallo spazio intracellulare.
Attualmente solo pochi gruppi di ricerca hanno studiato l'impatto
potenziale di queste varianti geniche sulla biodisponibilità
dei diversi farmaci antirigetto.
Inoltre, la maggior parte di questi studi sono stati effettuati
in un numero ridotto di pazienti con risultati spesso contrastanti.
In particolare dati relativi a studi di farmacogenomica in
pazienti trattati con ciclosporina sono scarsi.
Per verificare questa ipotesi, abbiamo deciso di caratterizzare,
un ampio numero di pazienti sottoposti a trapianto di rene
e trattati con CsA.
Attraverso l'utilizzo di specifiche banche dati sono state
identificate diverse mutazioni potenzialmente coinvolte nel
predire la risposta a ciclosporina.
Inizialmente abbiamo ottimizzato le condizioni operative per
identificare 2 mutazioni presenti sul gene MDR1 e attualmente
si stanno caratterizzando altre mutazioni.
I risultati preliminari dimostrano che la presenza di polimorfismi
sull'esone 26 del gene MDR1 è associatia a livelli
ematici più elevati di CsA.
Questo progetto permetterà di studiare la frequenza
di distribuzione di tutte le varianti genetiche menzionate
in precedenza, con lo scopo di verificare se queste mutazioni
siano associate ad un diverso profilo di esposizione giornaliera
a ciclosporina e possano eventualmente predire l'outcome clinico
in ogni paziente sottoposto a trapianto.
Manoscritto in preparazione.
Questo lavoro è stato parzialmente finanziato da: Associazione
ricerca trapianti, iniziativa "Fai viaggiare la ricerca".
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