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Attività Scientifica


Area di ricerca #5
Studi di farmacogenomica per predire la risposta ai farmaci anti-rigetto in pazienti sottoposti a trapianto d'organo.

 

Esito del trapianto di rene nei pazienti con sindrome emolitico uremica non associata a Shiga-toxin: significato prognostico delle alterazioni genetiche.

Elena Bresin, Erica Daina, Marina Noris, Federica Castelletti, Rumen Stefanov, Prudence Hill, Timothy HJ Goodship, Giuseppe Remuzzi.

La sindrome emolitico uremica (SEU) è una malattia rara che si manifesta con un'anemia emolitica microangiopatica, trombocitopenia e insufficienza renale.
Nella maggior parte dei casi la SEU è causata da particolari ceppi di E. coli che producono una potente tossina, la Shiga-like toxin (Stx), e si presenta inizialmente con una diarrea emorragica (Stx-SEU).

Esistono tuttavia rare forme di SEU che non sono causate da Stx (non-Stx-SEU) e possono insorgere all'interno di famiglie o sporadicamente.
L'esito clinico di queste forme è sfavorevole, infatti circa il 50% dei pazienti affetti sviluppa insufficienza renale terminale (ESRD) e il 25% muore durante la fase acuta della malattia.

Studi genetici recenti hanno documentato che mutazioni nei geni che codificano per alcune proteine regolatrici della cascata del complemento, il fattore H (CFH) , il fattore I (IF) e la proteina cofattore di membrana (MCP), una proteina plasmatica che ha un ruolo importante nel regolare l'attivazione della cascata del complemento, possono predisporre allo sviluppo delle forme non-Stx di SEU.
Nei pazienti con non-Stx SEU che sviluppano ESRD, il trapianto di rene spesso fallisce perchè la malattia si ripresenta sull'organo trapiantato. Per questo motivo è sorto un dibattito acceso sulla possibilità che il trapianto di rene sia o no appropriato in questi pazienti.

Lo scopo del nostro studio è stato quello di identificare dei possibili fattori prognostici, che potessero aiutare a prevedere l'esito di un trapianto di rene in pazienti con non-Stx-SEU. In particolare ci siamo focalizzati sulle anomalie genetiche associate alla malattia.

Abbiamo rivisto tutte le pubblicazioni in letteratura che descrivevano l'esito di trapianti di rene in pazienti con ESRD-secondaria a non-Stx-SEU, che erano stati genotipizzati per CFH, MCP and IF.
Inoltre abbiamo esaminato i dati non pubblicati dei pazienti del nostro Registro Internazionale della SEU/PTT ricorrente e familiare e di una coorte di pazienti segnalata da un gruppo di ricercatori di Newcastle.

I risultati ottenuti confermano che, se si considerano insieme i dati di tutti i pazienti, l'esito del trapianto di rene è negativo: infatti il 60% dei pazienti ha avuto ricorrenza della malattia nel rene trapiantato e di questi il 91.6% ha perso l'organo.
Non abbiamo trovato alcun fattore clinico prognostico che potesse identificare i soggetti a rischio di fallimento del trapianto. D'altra parte abbiamo osservato che la presenza di una mutazione nel CFH era associata ad una elevate incidenza di fallimento del trapianto (77.8% vs. 54.9% nei pazienti senza mutazione al CFH). Poichè il CFH è una proteina plasmatica prodotta principalmente dal fegato, il trapianto di rene non è in grado di correggerne il difetto genetico e quindi la malattia si ripresenta sul rene trapiantato.

Risultati simili sono stati osservati nei pazienti con mutazioni al IF, un'altra proteina plasmatica sintetizzata dal fegato.
D'altra parte abbiamo osservato che tutti pazienti trapiantati portatori di mutazioni all'MCP (una proteina di membrana altamente espresso nel rene) avevano avuto un esito favorevole, mantenendo una buona funzionalità dell'organo per più di 10 anni dal trapianto.

Questi risultati potrebbero avere importanti implicazioni cliniche. I pazienti con non-Stx-SEU con ESRD dovrebbero essere genotipizzati prima di decidere per un trapianto di rene: se il paziente presenta mutazioni nei geni CFH o IF, il trapianto dovrebbe essere sconsigliato a causa dell'elevato rischio di ricorrenza della malattia; d'altra parte, se il paziente è portatore di mutazioni nel gene MCP è ragionevole ipotizzare che possa beneficiare di un trapianto di rene in quanto a basso rischio di ricorrenze.


Pubblicato su: Clinical Journal of American Society of Nephrology, 2006, vol 1: 88-99.





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