| Rispetto
a Ciclosporina, la terapia con Sirolimus aumenta il numero
di cellule T regolatrici circolanti ma non protegge i pazienti
con trapianto renale e induzione con
Alemtuzumab dallo sviluppo dalla malattia cronica del trapianto.
Piero Ruggenenti, Norberto Perico,
Eliana Gotti, Paolo Cravedi, Vivette D’Agati, Elena
Gagliardini, Mauro Abbate, Flavio Gaspari, Dario Cattaneo,
Marina Noris, Federica Casiraghi, Marta Todeschini, Daniela
Cugini, Sara Conti, Giuseppe Remuzzi.
In uno studio precedente abbiamo documentato che nei pazienti
con trapianto di rene in cui è stata indotta una situazione
di linfopenia attraverso la somministrazione di Campath-1H
vi era un’ espansione importante di cellule regolatrici.
Questa espansione è molto più evidente nei pazienti
in terapia di mantenimento con Sirolimus rispetto ai pazienti
in terapia con Ciclosporina. In questo studio abbiamo voluto
verificare se l’emergenza di un grande numero di cellule
regolatrici nei pazienti con Sirolimus si riflettesse in una
maggiore protezione dalla malattia cronica del trapianto negli
stessi rispetto ai pazienti in trattamento con Ciclosporina
(CsA).
Per verificare questa ipotesi abbiamo confrontati i parametri
di funzionalità renale (velocità di filtrazione
glomerulare, flusso plasmatico renale e proteinuria) e i parametri
istologici di rigetto cronico (indice di danno cronico e deposizione
di C4d nei tubuli renali) sulle biopsie dei pazienti in trattamento
con SRL (n=11) o con CsA (n=10) nei 30 mesi successivi al
trapianto. I pazienti in terapia di mantenimento con SRL mostrano
un declino più veloce della velocità di filtrazione
glomerulare e di flusso plasmatico renale, una maggiore proteinuria
clinica, un maggiore indice di danno cronico e un aumento
significativo di deposito di C4d nei tubuli renali, rispetto
ai pazienti con CsA. Non esiste inoltre nessuna correlazione
significativa tra la conta delle cellule regolatrici e i parametri
clinici.
Questi risultati indicano che nell’uomo la presenza
di cellule regolatrici, se da un lato può contribuire
a ridurre la reazione acuta di rigetto, non si traduce necessariamente
in una maggiore protezione dell’organo trapiantato a
lungo termine, probabilmente a causa di un sistema immunitario
molto sviluppato e molto reattivo. Questo suggerisce che,
nonostante con questo regime di immunosoppressione si sia
raggiunto l’importante risultato di poter utilizzare
dosi di farmaci inferiori rispetto al passato, l’espansione
delle cellule regolatrici di per se non è sufficiente
a proteggere il rene dall’insorgenza della malattia
cronica del trapianto.
Pubblicato su: Transplantation 2007, 84:956-964
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