| Cellule
dendritiche che esprimono la proteina dnIKK2 inducono la formazione
di una nuova popolazione di cellule T regolatrici.
Sistiana Aiello, Paola Cassis, Linda
Cassis, Susanna Tomasoni, Ariela Benigni, Anna Pezzotta, Regiane
A. Cavinato, Daniela Cugini, Nadia Azzollini, Marilena Mister,
Lorena Longaretti, Angus W. Thomson, Giuseppe Remuzzi, Marina
Noris.
Il nostro laboratorio ha precedentemente dimostrato che le
cellule dendritiche (DC), transfettate con un costrutto adenovirale
che faccia esprimere loro la proteina dnIKK2 (dnIKK2-DC),
vengono rese stabilmente immature e perdono la capacità
di stimolare la proliferazione di linfociti T allogenici trasformando
questi ultimi in linfociti T regolatori (Treg).
In questo lavoro abbiamo studiato in modo più approfondito
le caratteristiche di questi Treg. I risultati ottenuti hanno
dimostrato che i Treg generati grazie alle dnIKK2-DC sono
estremamente potenti. Infatti, riescono a sopprimere la proliferazione
di linfociti T (sia naive, cioè “vergini”,
che preattivati da alloantigeni) anche aggiunti in rapporti
molto alti (1 Treg ogni 100.000 linfociti T naive). Il fatto
che l’inibizione della proliferazione dei linfociti
T non venga corretta neanche aggiungendo IL-2, ci suggerisce
che i Treg non esercitino la soppressione instaurando un meccanismo
di anergia. Questi Treg non hanno bisogno di entrare in contatto
con la loro cellula bersaglio per impedirne la proliferazione
ma sopprimono mediante il rilascio di un fattore solubile.
Verificato che il fattore solubile non è né
IL-10 né TGFbeta (note citochine con capacità
immunosoppressiva rilasciate da altri tipi di Treg) ci siamo
orientati verso il monossido d’azoto (NO), piccola molecola
solubile con grandi capacità anti-proliferative.
Abbiamo osservato che i Treg hanno grandissime quantità
dell’enzima responsabile della sintesi di NO (iNOS)
e abbiamo verificato che i Treg perdono, anche se non completamente,
la loro capacità soppressiva in presenza di un inibitore
della sintesi di NO. Per verificare se i Treg avessero capacità
immunosoppressive anche in vivo, abbiamo utilizzato un modello
di allotrapianto renale nel ratto. In questo modello il ratto
donatore d’organo e quello ricevente appartengono a
due ceppi talmente incompatibili dal punto di vista immunologico
che, senza l’intervento di farmaci immunosoppressori,
il rene trapiantato viene rigettato entro 8 giorni. Se i Treg
vengono somministrati mediante iniezione endovenosa ai ratti
riceventi il giorno prima del trapianto, la sopravvivenza
del rene trapiantato viene significativamente prolungata (fino
a 52 giorni) senza l’intervento di alcuna terapia immunosoppressiva.
Questi risultati ci hanno portato a concludere che questi
Treg, unici per modalità e grandezza di soppressione,
hanno delle potenzialità che meritano di essere ulteriormente
approfondite con lo scopo di poterli meglio utilizzare in
vivo.
Pubblicato su: Transplantation
2007;83(4):474-84.
Presentato a World Transplant Congress,
Boston 2006
Questo lavoro è stato parzialmente finanziato da:
• Genzyme Renal Innovation Program
(GRIP).
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